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NEWS IMPERTOSI

Autore: TOSI FRANCO 19 dic, 2017

Le impermeabilizzazioni con manti bituminosi sono tra le tecnologie impermeabili più diffuse e sono solitamente costituite da uno o più strati di guaina posata sul sottotegola, sopra a pannelli isolanti oppure lasciata a vista.

Il materiale viene generalmente fornito in rotoli con lunghezza di 10 metri e spessore di pochi millimetri che possono essere dotati di colla per facilitarne la posa oppure richiedere la sfiammatura con cannello per aderire al supporto.

Questa tecnica di impermeabilizzazione era di comune utilizzo fino alla fine del XX secolo, negli ultimi anni sono invece stati sviluppati numerosi sistemi impermeabili alternativi e/o complementari a quelli tradizionali che superano alcune problematiche tipiche delle guaine bituminose.

I manti bituminosi sono infatti soggetti ad alcuni processi di degrado che è opportuno conoscere e gestire in modo adeguato.

Un primo particolare fenomeno di deformazione irreversibile è detto “reptazione” e pregiudica la funzionalità e l’elasticità del manto impermeabile. Il fenomeno, che consiste nel parziale distacco della copertura, può essere causato da diversi fattori tra i quali ricordiamo:

-      Scarsa qualità del materiale impiegato;

-      Difetti di adesione al supporto dovuti ad un errato procedimento di posa;

-      Eccessive dilatazioni e contrazioni del supporto dovute a sollecitazioni meccaniche e termiche;

-      Surriscaldamento della guaina bituminosa dovuto all’assenza di una verniciatura termoriflettente.

Un ulteriore fenomeno che riveste un ruolo cruciale nel degrado del manto impermeabile è il suo invecchiamento e tra le cause principali troviamo sicuramente i raggi UV. Questi tendono a modificare le caratteristiche della mescola che compone i manti bituminosi provocando una particolare forma di degrado che partendo dalla superficie esposta si propaga in profondità rendendo l’impermeabilizzazione inservibile.

Il degrado del manto bituminoso si può manifestare anche attraverso l’evaporazione delle sostanze plastificanti contenute nella miscela complessiva.

Il fenomeno si manifesta maggiormente nelle mescole poco stabili, cioè dove il bitume e gli altri prodotti che compongono la guaina tendono a separarsi determinando una riduzione del volume e la conseguente comparsa di fessurazioni, inizialmente solo superficiali, ma in grado di propagarsi in profondità con l’evolversi del fenomeno.

Questo processo è detto “coccodrillatura” e generalmente indica che il manto è giunto alla fine della sua vita utile di esercizio, non potendo più garantire le prestazioni di impermeabilità richieste.

La coccodrillatura, l’invecchiamento e la reptazione vengono evitati proteggendo la guaina dall’esposizione diretta ai raggi solari, questo è possibile applicando vernici riflettenti o altri sistemi di rivestimento in grado di proteggere adeguatamente lo strato superficiale del manto impermeabile.

In caso non venga prestata la giusta attenzione nei confronti dei processi appena descritti, si incorre nel rischio di una loro degenerazione la cui diretta conseguenza è l’irrigidimento del manto e la perdita delle caratteristiche prestazionali iniziali.

Attraverso le fessure penetra e permane l’acqua che accelera la degenerazione delle caratteristiche prestazionali.

I nodi critici nelle impermeabilizzazioni in genere sono rappresentati dal passaggio di impianti e canalizzazioni attraverso l’impermeabilizzazione. Questo aspetto è particolarmente significativo nelle coperture costituite da membrane bituminose in quanto risulta complesso realizzare un corretto cordolo di protezione e collegamento agli elementi singolari che insistono sulla copertura.

Impertosi vanta una significativa esperienza nell’esecuzione dei più svariati sistemi di giunzione ed è in grado di proporre, realizzare e garantire la tenuta impermeabile in ogni situazione, dal semplice tubo passante alla più complessa compresenza di macchinari, impianti elettrici ed idraulici che spesso vengono alloggiati sulle coperture delle attività produttive.

Senza entrare nel merito degli aspetti impiantistici, possiamo concentrarci sulle situazioni più comuni: gli scarichi e gli esalatori.

I tubi di scarico sono elementi di estrema importanza nelle opere di impermeabilizzazione, devono consentire la corretta evacuazione delle acque meteoriche e delle eventuali acque di lavaggio per tutta la vita utile dell’edificio.

Oltre alla corretta progettazione, che consiste nel dimensionamento e nel posizionamento in funzione delle superfici da gestire, è indispensabile anche una frequente e precisa manutenzione del sistema di allontanamento delle acque.

Una consuetudine del passato relativa la progettazione dei tubi pluviali a servizio delle coperture, prevedeva che un adeguato sistema di drenaggio fosse dotato di tubi con diametro 100 mm ogni 100 m2 di superficie esposta alla pioggia, in caso di superfici inferiori erano sufficienti pluviali con diametro 80 mm. Tale prassi era ovviamente calibrata in relazione agli scrosci di pioggia registrabili fino a pochi decenni fa.

I cambiamenti climatici in atto causano eventi meteorici sempre più rari ed intensi e la rete di drenaggio dimensionata con i criteri del passato potrebbe risultare insufficiente. Oggi, per un efficace allontanamento delle improvvise ondate di pioggia, è necessario adottare un sistema di smaltimento delle acque con maggior capacità di portata e questo obiettivo è facilmente raggiungibile incrementando il diametro dei pluviali oppure infittendo adeguatamente la rete di drenaggio.

Al fine di evitare infiltrazioni di acqua tra i canali pluviali e le murature adiacenti è indispensabile realizzare correttamente le giunzioni tra i diversi elementi.

Il secondo nodo cruciale nelle coperture di ogni genere è rappresentato dagli esalatori, ovvero da elementi che favoriscono l’evacuazione dell’umidità intrappolata nelle varie stratificazioni del sistema impermeabile. Gli esalatori sono generalmente realizzati in materiale plastico resistente alle intemperie e alla sfiammatura del cannello e costituiscono una singolarità nel manto di copertura dove si concentrano le tensioni meccaniche e dove sono più frequenti i danni e le perdite di tenuta.

Pur non essendo codificata alcuna regola sul numero esatto di esalatori da inserire nelle coperture, la nostra esperienza consiglia la posa di un esalatore ogni 25 ÷ 50 m2 di superficie.

Impertosi realizza sistemi impermeabili costituiti da guaina bituminosa ed eventuale strato di protezione da oltre 30 anni e può vantare una elevatissima esperienza in tutto il ciclo lavorativo, dalla scelta della guaina alla posa dell’intero sistema impermeabile completo degli elementi singolari e delle relative giunzioni.


Autore: TOSI FRANCO 07 nov, 2017

IMPERMEABILIZZAZIONI

L’importanza di una corretta progettazione, della sicurezza ermetica e della disponibilità di tecniche d’intervento e di materiali atti a risolvere definitivamente i problemi derivanti dalle infiltrazioni d’acqua è stata clamorosamente dimostrata dal risultato di una recente ricerca universitaria: oltre la metà dei contenziosi giudiziari in edilizia è originata da problemi inerenti infiltrazioni idriche negli edifici.

Per questo motivo il “progetto IMPERTOSI” è formato tanto dalla precisa competenza per progettare “adeguatamente” la sicurezza ermetica quanto dalla possibilità di intervenire in modo “risolutivo” per la bonifica.

Le tipologie idrauliche, positivamente affrontate nella quotidianità, comprendono la costruzione di presidi per “ tenere fuori ” l’acqua meteorica, di falda, quella derivante da eventi accidentali, ecc., così come i presidi per “ tenere dentro ” l’acqua nelle strutture di contenimento, oltre ai presidi per “ governare ” l’acqua nelle manifestazioni di risalita dell’umidità, di permeazione e così via.

Le tipologie edili, positivamente affrontate nella quotidianità, comprendono strutture e murature interrate, vasche, canalizzazioni, gallerie, box, autorimesse multipiano, coperture, terrazze, balconi, ecc.

Le tipologie tecnologiche, di usuale e spesso combinato utilizzo, comprendono malte a comportamento osmotico, malte e soluzioni cristallizzanti, malte bicomponenti elastoplastiche, profilati preformati e waterstop idroespansivi, resine liquide idroreattive, presidi di ermetizzazione delle casserature, soluzioni idrorepellenti, ecc.

La specifica competenza operativa, l’esperienza pluriennale, il costante aggiornamento tecnologico, la disponibilità di materiali ad elevatissima affidabilità consentono di trasformare la complessità del problema “impermeabilizzare” in una proposta “IMPERTOSI” di tranquilla sicurezza.

Autore: TOSI FRANCO 27 ott, 2017
I garage, cosi come le cantine, le taverne, i garage e ogni altra struttura abitativa costruita sotto il piano campagna (piano terra) possono essere, se non correttamente impermeabilizzati, un incubo continuo.
Le infiltrazioni dovute alla presenza di acqua di falda o per le pioggie che periodicamente si presentano in modo sempre più violento, si insinuano dai muri o salgono dal pavimento, dando luogo a umidità, muffe, distacchi dell'intonaco o, nel peggiore dei casi anche allagamenti più o meno importati.
Per questo importante problema esistono i rimedi più vari, primo fra tutti la rimozione totale del terreno del giardino, piscine o parcheggio posto sopra il punto dell'infiltrazione ma questo sistema, come si può ben immaginare è lungo costosoe molto invasivo.

IMPERTOSI Srl utilizza un sistema molto meno invasivo, che viene realizzato all'interno dell'edificio.
Le RESINE IDROESPANSIVE IMPERMEABILIZZANTI


Questo sistema ci consente:
  1. di eliminare il problema in modo pressochè immediato
  2. l'intervento si può eseguire anche in presenza di venuta d'acqua
  3. si interviene dall'interno senza qundi scavare, ammassare, distruggere qualsiasi cosa sia posta all'esterno
  4. L'intervento è molto veloce

la caratteristica delle Nostre resine fa si che, pompate con apposita attrezzatura ad una pressione variabile e secondo le necessità, le stesse si espandano al contatto con l'acqua andando quindi a bloccare istantaneamente le problematiche di infiltrazione di acqua

Le lavorazioni possono essere eseguite su solai realizzati in predalles o in cls, in prossimità dei muri controterra, nelle fosse ascensore, i dadi di fondazione ed i parcheggi sotterranei, le piscine con perdite di carico, le strutture interrate in genere

    Autore: TOSI FRANCO 11 ott, 2017


    In condizioni climatiche invernali


    GIGATHERM E riduce l‘umidità‘, rispetto a facciate non schermate, del 2,5 – 3,5 %. Se l’umidità aumenta, l‘isolamento diminuisce; pertanto, riducendo progressivamente l’umidità‘ relativa della parete, ci si sposta sempre più verso un isolamento termico maggiore, fino a raggiungere il valore massimo per la parete. L’1% in meno in umidità comporta in media circa il 10% di aumento dell‘isolamento termico e quindi il 10% in meno della dispersione del riscaldamento interno: l’abbattimento di umidità del 2,5 – 3,5% comporta quindi un risparmio dei costi di riscaldamento pari a circa il 30%.
    Le bolle ceramiche consentono inoltre un guadagno di energia solare (grazie alla loro capacità di ridistribuire il calore ricevuto su tutta la superficie) di circa 5-10 %, cioè un ulteriore risparmio medio di circa 7,5 % dei costi di riscaldamentocon un risparmio che può raggiungere il 37,5%.

    In condizioni climatiche estive

    GIGATHERM E, essendo costituito da bolle ceramiche sotto vuoto, offre una duratura riflessione diffusa della luce solare (nella gamma di lunghezza d’onda da 400 a 2500 NM) pari all’86%.
    Di notte, inoltre, manca quasi del tutto la restituzione della radiazione normalmente accumulata di giorno, pertanto giorno e notte le condizioni climatiche interne rimangono simili. Questo comporta differenze di temperatura fino a 15°C in meno, rispetto alla temperatura senza schermo termico, e, di conseguenza, risparmi sui costi di condizionamento fino al 50%.
    I fenomeni fisici che occorrono nel rivestimento termo ceramico GIGATHERM Esono molteplici e complessi ma si possono almeno menzionare, oltre la riflessione termica:

    • Diffusionedella radiazione termica sulla superficie di copertura
    • Prolungamento del tempo di scambio termicotra la sorgente e l‘ambiente.
    • Scambio di umidità con l’ambiente, che interagisce con i parametri termici della superficie.

    La diffusione della radiazione termica porta a una rapida ridistribuzione del calore su tutta la superficie, abbattendo i coefficienti di disuniformità termica. L’uniformità termica permette al condizionamento interno di ridurre la temperatura massima di riscaldamento e quella minima di raffreddamento, con ulteriori risparmi energetici (almeno il 10% nel caso peggiore), che vanno a sommarsi a quelli dovuti all‘isolamento termico vero e proprio

    Il prolungamento del tempo di scambio termico (di circa il 30%) riduce la restituzione del calore (calore già ridotto drasticamente dall’effetto di riflessione). Lo scambio di umidità permette alla superficie di adattarsi alle variazioni ambientali, funzionando da volano per tutti i fenomeni che dipendono dall’umidità intrinseca del rivestimento.
    Il rivestimento termoceramico viene applicato come una normale vernice acrilica all’acqua. Durante l’essiccazione, il processi di evaporazione porta le micro bolle in superficie, e forma una pellicola di supporto. Il prodotto raggiunge il massimo delle sue prestazione nell’arco di circa due settimane. Si può applicare a pennello, a rullo, oppure a spruzzo “airless” (con spruzzatori che non immettono dell’aria nel prodotto). I colori realizzabili sono diversi da qualunque vernice grazie alle caratteristiche intrinseche di riflessione. Trattandosi di un prodotto acrilico o all’acqua, non può essere messo in opera in presenza di precipitazioni atmosferiche, e la temperatura ambientale non deve essere inferiore a 5° C.


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